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Il ruolo dei genitori nella costruzione dell’autostima infantile


La prima verità, forse scomoda, sull’ autostima è questa: l’ autostima non è una qualità innata né qualcosa che “si ha o non si ha”. È un processo in costruzione, che nasce e si modella nelle prime relazioni di vita, soprattutto in quelle con i genitori. Nel legame di attaccamento primario.


L’ autostima si sviluppa (o non si sviluppa adeguatamente) lungo il percorso di crescita nel quale il bambino impara a conoscersi, a riconoscere i propri limiti e le proprie risorse, a sentirsi amato e adeguato anche quando sbaglia.Un bambino con una buona autostima non pensa di essere “il migliore”, ma si sente abbastanza, sente di avere valore per ciò che è, non solo per ciò che fa. E tutto ciò origina nello sguardo degli adulti. In quello sguardo c’è tutto o niente e germoglia la possibilità autentica di sentire e riconoscere il proprio valore.


Noi tutti abbiamo costruito la nostra immagine quando eravamo bambini, attraverso lo sguardo degli adulti: da come siamo stati accolti, ascoltati, visti e valorizzati abbiamo imparato a guardarci. Non si tratta di dire “bravo!” o “provaci” ma è molto di più.

Ogni parola, ogni gesto, ogni reazione del genitore contribuisce a formare una sorta di “specchio interiore” che riflette al bambino ciò che lui è e gli consegna la possibilità di guardarsi e riconoscersi nella sua adeguatezza, unicità e specialità. Quando un bambino si sente visto, compreso e accettato anche e soprattutto nei momenti di errore o fatica, interiorizza un messaggio potente: “Posso sbagliare, ma resto degno d’amore e di valore.”

Viceversa, se sperimenta spesso giudizio, paragoni o svalutazione o se viene guardato o percepito dal genitore come inadeguato, tenderà a credere di valere solo quando soddisfa le aspettative degli altri.


Cosa aiuta davvero a costruire autostima?


  1. Ascolto autentico

    I bambini hanno bisogno di sentirsi ascoltati non solo nelle parole, ma anche nelle emozioni. Ascoltare significa sospendere il giudizio, accogliere, dare spazio ai loro vissuti, anche quando sono “scomodi” o difficili da comprendere.


  2. Apprezzare l’impegno, non solo il risultato

    Dire “sono orgoglioso di come ci hai provato” vale molto più di “sei stato il migliore”. In questo modo il bambino impara che il suo valore non dipende dal successo, ma dal suo impegno e dalla sua crescita personale.


  3. Accogliere gli errori come parte del processo

    Gli errori sono occasioni di apprendimento, non fallimenti. Quando un genitore reagisce con calma e incoraggiamento, insegna al bambino la resilienza e la fiducia in sé.


  4. Dare messaggi coerenti e realistici

    L’autostima cresce anche grazie a limiti chiari e coerenti. Dire sempre “bravissimo” o evitare ogni frustrazione non aiuta: i bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti credono in loro, ma anche che sanno guidarli con fermezza e affetto.


  5. Essere modelli di autostima

    I genitori sono lo specchio più potente: un adulto che sa accettare se stesso, che riconosce i propri limiti senza svalutarsi, trasmette implicitamente al figlio un modello di equilibrio e auto accettazione.


Può capitare che un bambino mostri insicurezza, paura di sbagliare o bisogno costante di conferme. In questi casi è importante non etichettarlo (“sei timido”, “sei insicuro”), ma chiedersi innanzitutto cosa sta comunicando attraverso quei comportamenti e stare al suo fianco nel suo bisogno. Chiedersi “che cosa penso realmente io di mio figlio?” “che cosa provo quando non si comporta o non è come io desidero?”


Dietro all’insicurezza di un bambino o al suo “esagerato bisogno di approvazione” spesso c’è infatti il timore di deludere, la paura di non essere amato se non è “perfetto” o grava il peso di aspettative depositate su di lui da parte degli adulti di riferimento. Spesso, e nella maggior parte dei casi inconsapevolmente, gli adulti proiettano bisogni e aspettative sui propri figli delegando loro il proprio soddisfacimento personale o il bisogno di sentirsi “bravi genitori” e i figli restano incastrati e appesantiti dal dover essere loro stessi specchio di conferma di una competenza genitoriale che si misura sulle loro performance.


Essere genitori consapevoli non significa essere perfetti, ma sapere che ogni gesto ha un impatto emotivo e che i propri vissuti irrisolti viaggiano in sotterranea e rischiano di gravare sui figli. Costruire l’autostima dei propri figli richiede consapevolezza, tempo, presenza, parole gentili e limiti chiari; è un percorso fatto di sguardi che incoraggiano, di mani che accompagnano, di silenzi che accolgono ma soprattutto di capacità di scindere sé dal proprio figlio e di vederlo davvero per ciò che è ed amare ogni sua sfumatura e imperfezione.


Perché in fondo, la prima e più importante forma di autostima nasce da qui: sapere di essere amati esattamente così come si è.

 

 

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Dott.ssa Elisa Ciani  

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