Recite e canti di Natale
- cianielisa
- 11 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
La serenità prima dello spettacolo
Le recite e i canti di Natale sono spesso un appuntamento fisso nelle scuole dell’infanzia e primarie. Per molti adulti rappresentano un momento tenero e ricco di emozione: vedere il proprio bambino sul palco, in costume, davanti al pubblico, può sembrare un rito di passaggio. Ma è importante ricordare qualcosa che spesso passa in secondo piano: non tutti i bambini vivono questi momenti con gioia e forzarli non solo non aiuta, ma può essere controproducente per il loro benessere emotivo.
L’idea della “recita per tutti” è un’illusione.
Nella nostra cultura scolastica, la recita è spesso interpretata come un’occasione di crescita e di socializzazione. Tuttavia, questo vale solo per alcuni profili di bambini.
Per altri più sensibili, più timidi, più ansiosi o semplicemente meno inclini all’esposizione il palco diventa una fonte di forte stress.
Ci sono bambini che vivono quell’attesa con entusiasmo e altri che iniziano a manifestare segnali di disagio settimane prima dell’evento: mal di pancia, insonnia, irritabilità, pianto al solo pensiero di dover cantare o parlare davanti a un pubblico.
Un’idea molto diffusa è che “buttare i bambini nella mischia” li aiuti a superare la timidezza. È un mito educativo duro a morire.
In realtà, l’esposizione forzata in situazioni percepite come minacciose può:
• aumentare l’ansia invece di ridurla
• far vivere un senso di vergogna o fallimento
• danneggiare la fiducia nel proprio adulto di riferimento (“non mi capisce, non mi ascolta”)
• rinforzare l’idea che il proprio modo di essere sia sbagliato
Dobbiamo ricordarci che la sicurezza si costruisce rispettando i tempi del bambino, non imponendo i nostri e che il palco non misura il valore del bambino ma è un’esperienza che può essere gradita o meno al bambino e questo va in ogni caso rispettato.
È importante ricordare ai genitori e a volte anche agli insegnanti che la recita non è un esame e non definisce le competenze o il carattere di un bambino.
Il fatto che un bambino non voglia esibirsi davanti al pubblico non significa che sia meno intelligente, meno capace o meno socievole. Significa semplicemente che quel tipo di attività non fa parte del suo modo naturale di esprimersi.
Ci sono bambini che comunicano meravigliosamente attraverso il disegno, altri attraverso il gioco simbolico, altri ancora attraverso il silenzio osservatore. Ognuno ha un linguaggio diverso, e nessuno di questi linguaggi è sbagliato.
La vera competenza educativa è saper leggere ogni specifico linguaggio e coglierne le sfumature.
Quando un bambino dice “non voglio”, spesso non sta facendo un capriccio. Sta esprimendo un bisogno: di protezione, di gradualità, di conforto.
Ascoltarlo non significa accontentarlo sempre, ma validare le sue emozioni e collaborare con lui per trovare la modalità più rispettosa e che gli permetta una sicurezza sufficiente ad aprirsi all’esperienza.
Un adulto che dice:
“Capisco che non te la senti, non c’è niente di sbagliato, vediamo come possiamo partecipare in un altro modo”sta inviando un messaggio potentissimo di fiducia e rispetto.
In altre parole partecipare sì, ma a modo proprio.
Non esiste solo il palco. Esistono molti modi per far sentire un bambino parte della festa Natale a scuola, senza obbligarli all’esibizione pubblica. Alcuni esempi:
• Aiutare a preparare le scenografie o i cartelloni
• Cantare con il gruppo ma restando vicino all’insegnante
• Partecipare solo alle prove senza esibirsi
• Realizzare un disegno o una decorazione da esporre il giorno della recita
• Contribuire con un piccolo ruolo dietro le quinte
Queste alternative permettono al bambino di vivere l’atmosfera natalizia in modo sereno, senza sentirsi escluso, sovraccaricato o sbagliato.
Natale è magico e spesso in buona fede gli adulti si lasciano trasportare dall’entusiasmo ma non bisogna dimenticare che l’obiettivo della scuola non è lo spettacolo, ma il benessere dei bambini
A volte, nelle settimane che precedono il Natale, insegnanti e famiglie si sentono inconsciamente sotto pressione: “bisogna fare una bella recita”, “i genitori se la aspettano”, “tutti vogliono vedere i bambini sul palco”.
Ma a scuola il pubblico o le aspettative dei genitori non dovrebbero essere al centro. I bambini sì.
Una recita perfetta non può essere più importante dell’equilibrio emotivo dei piccoli.
Il Natale può essere un’occasione educativa preziosa, ma solo se i bambini lo vivono senza paura, senza sentirsi giudicati, senza doversi adattare a un copione che non sentono proprio.
Ogni bambino ha un proprio modo di stare al mondo. Il temperamento è qualcosa di innato: alcuni sono più espansivi e amano mostrarsi; altri sono più cauti, più osservatori, più introversi. Rispettare queste differenze è il primo passo per insegnare ai bambini a rispettare se stessi.
Forzare li porta a pensare:
“Per piacere devo essere diverso da come sono.”
Accoglierli, invece, insegna loro:
“Vado bene così, e posso crescere con i miei tempi.”
Le recite possono essere bellissime, ma non devono diventare un momento di sofferenza ne per gli adulti ne per i bambini.
In un mondo che corre e che spesso chiede ai bambini di essere “performanti”, il Natale potrebbe trasformarsi in un’occasione per allenare qualcosa di ancora più prezioso: la gentilezza educativa, il rispetto delle individualità, l’ascolto autentico.
Il messaggio più importante che possiamo dare ai bambini, non solo in questo periodo dell’anno, è:“Non devi essere perfetto. Devi essere te stesso, e questo basta.”
E possiamo farlo anche a Natale!





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