Postare le foto dei bambini sui social: rischi, impatti psicologici e consigli pratici per proteggere i più piccoli
- cianielisa
- 26 gen
- Tempo di lettura: 5 min
Lo “sharenting” — la condivisione frequente di foto, video e informazioni sui figli da parte dei genitori — è diventato parte della vita quotidiana. È comprensibile: siamo orgogliosi, emozionati, vogliamo segnare i momenti. Ma dietro a un like o a un commento si celano rischi concreti per la sicurezza, la dignità e il futuro dei bambini. Limitare la diffusione di immagini dei figli sui social è una scelta di protezione perché nel mondo in line ci sono pericoli reali (incluso l’uso delle foto in contesti di pedopornografia o per lo sfruttamento online)
Il fenomeno del “sharebtung” è così rilevante che autorità internazionali e nazionali (UNICEF, Autorità per la protezione dei dati, ecc.) lo osservano e chiedono ai genitori di agire con prudenza: le immagini permanenti sul web possono avere conseguenze durature sulla privacy e sulla sicurezza dei bambini.
Quali sono i rischi concreti collegati alla pubblicazione di foto di minori?
Vediamoli assieme:
A. Diffusione e perdita di controllo
Una foto pubblicata su un social non resta «solo» lì: può essere scaricata, salvata, ritoccata, indicizzata dai motori di ricerca e riesportata su piattaforme diverse — anche su siti o forum dove non vorremmo mai che comparissero. Una volta circolata, è molto difficile cancellarne tutte le tracce.
B. Uso per creazione o alimentazione di materiale di sfruttamento sessuale (CSAM)
Le immagini dei bambini possono essere raccolte dagli abusi e riutilizzate in contesti criminali, ricomposte o manipolate con strumenti digitali (incluso l’uso di AI) per creare immagini che ritraggono abusi oppure per “spogliare” digitalmente i minori. Organizzazioni di contrasto all’abuso online segnalano un aumento e un’evoluzione di questi fenomeni negli ultimi anni: la grande quantità di immagini a disposizione facilita la creazione e la diffusione di materiale illegale.
C. Adescamento e grooming
Le informazioni visive (età apparente, abitudini, contesto familiare, scuola, luoghi frequentati) possono essere sfruttate da predatori per raccogliere informazioni, guadagnare fiducia e facilitare il contatto con il minore. Anche foto “innocenti” (piscina, spiaggia, bagno) possono essere utilizzate in modo distorto.
D. Furto d’identità e rischi futuri
Foto e dettagli condivisi pubblicamente possono essere usati per furti di identità, ricatti o per costruire profili falsi che sfruttano l’immagine del bambino in modo improprio.
E. Impatto psicologico a lungo termine
I bambini, una volta adulti, potrebbero sentirsi violati nella loro privacy, imbarazzati da immagini che li ritraggono in situazioni intime o umilianti, o trovarsi danneggiati da contenuti condivisi senza consenso. La percezione di mancanza di controllo sulla propria immagine è un fattore di stress e vulnerabilità psicologica.
Fonti istituzionali e organizzazioni per la tutela dei minori ricordano che questi non sono timori astratti: esistono servizi dedicati per la rimozione di contenuti e centri nazionali di contrasto alle immagini di sfruttamento, proprio perché il rischio è reale.
Negli ultimi anni inoltre, la diffusione di strumenti automatici, il miglioramento dell’indicizzazione web e l’avanzata dell’intelligenza artificiale hanno aumentato la portata del problema:
le immagini possono essere ricercate, aggregate e ricombinate automaticamente;
l’AI può generare immagini realistiche a partire da foto esistenti (ad esempio “spogliare” o alterare l’immagine di un minore), creando nuovo materiale illecito o aumentando la diffusione di contenuti fittizi ma gravemente dannosi
piattaforme crittografate e nuove canali rendono più difficile l’intercettazione e la rimozione immediata del materiale.
Questo non significa che ogni condivisione porterà a questi scenari ma senza ombra di dubbio aumenta la probabilità che una singola immagine finisca in contesti pericolosi.
Cosa fare (e cosa non fare): consigli pratici e concreti per i genitori
Qui trovi una checklist operativa con azioni semplici, efficaci e subito applicabili per tutelare i minori.
1. Prima di pubblicare: chiediti:
• Serve davvero che questa foto sia pubblica?
• Potrebbe identificare luogo, scuola, abitudini o informazioni sensibili?
• Ritrarrà mio figlio/a in modo che, da adulto, potrebbe dispiacergli?
2. Riduci la visibilità: preferisci messaggi privati o album condivisi solo con familiari stretti; evita profili pubblici.
3. Non mostrare il volto o sfoca i tratti riconoscibili quando possibile (es. foto di spalle, primi piani sfocati, dettagli senza volto).
4. Evita dettagli identificativi: geotag, nomi della scuola, indirizzo, routine quotidiana. Disattiva la geolocalizzazione sulle foto. Non condividere immagini intime o in costumi ridotti che potrebbero essere strumentalizzate.
5. Chiedi il consenso del bambino quando è possibile e rispetta il suo diritto a non essere condiviso.
6. Controlla impostazioni privacy delle piattaforme e limita la possibilità di condivisione e download.
7. Non usare applicazioni o servizi che vendono o pubblicano automaticamente immagini.
8. Archivia in modo sicuro: conserva i ricordi offline o in archivi protetti e non esporli pubblicamente.
Queste misure non eliminano il rischio al 100%, ma lo riducono significativamente.
Se scopri un uso improprio o un’immagine su internet: cosa fare subito?
1. Segnala alla piattaforma (Facebook, Instagram, Google, YouTube, ecc.) usando gli strumenti di rimozione per contenuti che coinvolgono minori: le grandi piattaforme hanno procedure dedicate.
2. Segnala alle autorità competenti: in Italia la Polizia Postale e il Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia sono i punti di riferimento.
3. Servizi di segnalazione civili: esistono servizi come “STOP-IT” di Save the Children per segnalare in modo anonimo la presenza di materiale pedopornografico online.
4. Richiedi rimozione attraverso hotlines internazionali (es. Internet Watch Foundation nei paesi dove opera) e, se riguarda siti esteri, segnala anche a organizzazioni come NCMEC (per i casi che coinvolgono piattaforme che collaborano con il centro).
5. Non diffondere l’immagine per “dimostrare” o condividere la situazione: ogni condivisione propaga ulteriormente il danno.
6. Conserva prove (link, screenshot — con attenzione e solo se non espongono ulteriormente il minorenne — e indica le modalità di diffusione) e rivolgiti alla Polizia per assistenza.
L’aspetto psicologico: come parlarne con i figli e costruire consapevolezza
Spiega ai bambini, con linguaggio adatto all’età, che alcune immagini sono private.
Insegna il concetto di consenso: prima di pubblicare, chiediamo al bambino se va bene (a partire da quando ha capacità di comprendere).
Se si scopre che la propria immagine è stata usata impropriamente, è fondamentale offrire supporto emotivo: vergogna, paura, rabbia sono reazioni normali. Considera il supporto di un professionista (psicologo) quando il minore manifesta disagio persistente.
Coltiva l’autostima del bambino fuori dalla vetrina social: la presenza reale, le relazioni e i momenti condivisi in famiglia costruiscono un senso di sé più solido di mille “like”.
Queste indicazioni non vogliono in alcun modo demonizzare la tecnologia o privare i genitori del piacere di documentare la crescita dei figli. Si tratta di scegliere come e dove condividere, con quale consapevolezza e con quali limiti. Molti genitori trovano un buon compromesso: conservare la maggior parte dei ricordi in archivi privati, condividere con un gruppo ristretto di parenti (non profili pubblici), o pubblicare contenuti non riconoscibili se si vuole partecipare alla comunità online.
La foto di un bambino può valere un ricordo, ma anche se finisce nelle mani sbagliate diventare uno strumento di sfruttamento. Per questo motivo la prudenza non è esagerata: è cura. Limitare la diffusione, proteggere i dati, riflettere prima di condividere e sapere come agire in caso di abuso sono passi concreti per difendere i più piccoli. Le autorità, le ONG e le piattaforme offrono strumenti di supporto e segnalazione —usiamoli quando necessario, ma soprattutto preveniamo con scelte consapevoli.







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