top of page

“Se non fai il bravo, Babbo Natale non ti porta i regali!”


Perché questa abitudine ci allontana dalla magia… e cosa possiamo fare di meglio


Nel precedente articolo abbiamo esplorato un tema che ogni anno torna puntuale come le luci sugli alberi: la domanda se “Babbo Natale sia una bugia” o un modo diverso di custodire la poesia dell’infanzia.

 Abbiamo visto come questa tradizione sia più vicina alla cura che all’inganno, più vicina alla meraviglia che alla manipolazione.


Oggi voglio accompagnarti in un altro pezzo importante di questo viaggio: la nostra abitudine a usare Babbo Natale come minaccia o come leva per il “buon comportamento”.

È un’ abitudine così comune da sembrarci innocua, ci viene spontanea. L’abbiamo sentita in famiglia, nei film, nei negozi.

E spesso la usiamo quando siamo stanchi, stressati, quando abbiamo bisogno che qualcosa “funzioni subito”.


Ma cosa succede davvero dentro il cuore di un bambino quando sente quelle frasi? E soprattutto: cosa succede alla magia?


“Se fai il bravo, ti porta i regali.” “Se fai il cattivo, non ti porta niente.” “Guarda che Babbo Natale ti vede.” “Hai già perso un regalo per come ti sei comportato oggi.” (Che poi se lo chiediamo ai bambini cosa vuol dire essere bravi o cattivi spesso non lo sanno..)

Sono frasi che sentiamo ovunque, anche dette con leggerezza. Non vogliono ferire, non vogliono punire. Di solito vogliono solo ottenere un po’ di collaborazione.

Eppure, senza accorgercene, trasformiamo Babbo Natale in qualcosa che non è mai stato:

·       un controllore

·       un giudice

·      un distributore di premi e punizioni

·       un adulto immaginario che valuta il valore dei bambini

E allora, quella magia fatta di attesa, immaginazione e stupore…si appanna, perde colore, si restringe.

Perché quando un bambino sente queste frasi non sente “magia”, sente pressione.

Ogni bambino è diverso, ma molti vivono queste frasi così:

Paura: “E se non mi porta più niente?”Vergogna: “Allora sono cattivo.”Confusione: “Ma ieri ero stato bravo… perché oggi no?”Svalutazione: “Vale più il regalo di me?”Sottomissione momentanea: “Mi comporto come vogliono, ma solo per paura della punizione.”

E poi c’è un altro effetto collateraleimportantissimo: il bambino non impara a gestire il comportamento… ma solo a temere la conseguenza.

Non impara cosa sente, non impara cosa può fare, non impara a riparare, non impara a trovare strategie, impara solo a “evitare la perdita”.

Questo è l’esatto opposto di ciò che serve per crescere emotivamente.

Anche se nell’immediato può sembrare utile (“ha smesso di urlare!”), i suoi effetti non reggono nel tempo.

● Funziona solo finché il bambino crede nella minaccia

Basta una domanda: “Ma lui vede proprio tutto?” Per far crollare il sistema.

● Lega il comportamento ai regali, non alle relazioni

Collabora per paura di perdere qualcosa, non perché capisce il senso.

● Divide le emozioni “buone” da quelle “cattive”

Un bambino che si arrabbia, che è stanco, che protesta…non è cattivo: sta solo comunicando qualcosa.

Ma la minaccia lo zittisce senza aiutarlo.

● Aumenta l’ansia nei bambini più sensibili

Molti bambini iniziano a temere di non essere abbastanza “bravi”, creando un terreno emotivo fragile.


La buona notizia è che non bisogna smettere di parlare di Babbo Natale. Non dobbiamo cancellarlo dalle storie o dalle conversazioni.

Dobbiamo solo riportarlo dalla parte della poesia, non della paura.

Possiamo dire:

  • “Babbo Natale ama vedere famiglie che provano ad ascoltarsi.”

  • “Il Natale parla di gentilezza, affetto, cura.”

  • “Quello che rende speciali i regali è il pensiero che c’è dietro, non quanto sei stato bravo.”


In questo modo “usiamo la magia” come spazio di valore, non di controllo e invece di dire “Se piangi così, Babbo Natale non ti porta niente.” possiamo dire: “Capisco che sei arrabbiato. Io sono qui. Quando ti senti pronto, possiamo parlare.” E ricordarci che minacciare non serve a nulla bensì serve contenere, accompagnare, nominare.

In questo modo potremo trasformare i momenti difficili in occasioni reali di crescita separando il comportamento dal valore personale.

“Quello che è successo non ti rende cattivo.Possiamo trovare un modo per rimediare. Io ti voglio bene sempre, anche quando fai fatica.”


Questo è un dono di Natale che dura per sempre: mettere la relazione al centro.

Un bambino che si sente accolto, ascoltato e visto collabora molto più di un bambino spaventato o messo sotto pressione.

La relazione è la vera magia. Quella che resta anche quando Babbo Natale, un giorno, passerà il testimone della sua storia.

Babbo Natale è un personaggio che appartiene ai sogni, all’immaginazione, al desiderio. Non è un giudice, non è un poliziotto, non è un ricattatore.

È un simbolo di cura, dono, sorpresa, affetto.


E il regalo più grande che possiamo fare ai bambini non è un giocattolo sotto l’albero, ma l’idea che non devono mai “meritarsi” l’amore di nessuno. Nemmeno quello di un uomo vestito di rosso.

Che siano degni sempre. Che i loro comportamenti possono essere guidati, ripensati, contenuti, ma il loro valore resta intatto.

Perché nessun bambino dovrebbe tremare davanti al Natale. Nessuno dovrebbe temere di “non essere abbastanza”. E soprattutto, nessun bambino dovrebbe crescere con l’idea che la magia esista solo se è perfetto.


La magia esiste perché loro esistono. Perché noi, adulti, possiamo custodirla con gentilezza e consapevolezza.


E questo sì, è il vero dono.

Commenti


Dott.ssa Elisa Ciani  

P.IVA 02765110305

Via Novara n. 17 33037 Pasian di Prato (UD)

Tel: 349 5949691

Logo Dottoressa delle Emozioni
  • Instagram
  • White Facebook Icon
  • TikTok
  • Amazon
Link Ordine degli Psicologi
bottom of page